Lettera di Giorgio Merletti per la riapertura delle gelaterie al Ministro Patuanelli

17 aprile 2020

Illustre Ministro,

desidero segnalarLe alcune criticità che stiamo riscontrando attraverso numerose segnalazioni pervenute dalle nostre Associazioni territoriali.

Si stanno infatti verificando palesi discriminazioni operate dai Codici Ateco e da alcune delle FAQ del Governo, consentendo ad alcune aziende di proseguire l’attività anche con possibilità di asporto dei prodotti, pur con le necessarie misure di prevenzione, e vietando ad altre, simili, la possibilità di vendere direttamente i propri prodotti in quanto obbligate alla chiusura anche nel caso in cui le stesse effettuino la vendita nella sola modalità da asporto dei prodotti.

È il caso, ad esempio, delle imprese artigiane di produzione di gelateria e pasticceria che non potrebbero, secondo le indicazioni del Governo, vendere la loro produzione dolciaria con modalità da asporto ma solo con la consegna a domicilio (con ulteriori oneri annessi). È invece consentita ai negozi al dettaglio la vendita di prodotti analoghi, in prevalenza industriali, rispettando le misure di prevenzione individuate dal Governo.

Pur condividendo l’impegno del Governo per circoscrivere quanto più possibile la diffusione della pandemia al fine di garantire al massimo la salute dei cittadini, dobbiamo però evidenziare un errore di interpretazione laddove all’art. 1, comma 2, del DPCM 11 marzo 2020 si sono impropriamente equiparate le gelaterie e pasticcerie alle attività dei servizi di ristorazione.

Questa interpretazione del campo di applicazione delle norme che secondo noi non rientra nella ratio del provvedimento, che è quella di evitare l’assembramento delle persone per evitare il rischio di contagio, di fatto discrimina tra imprese artigiane di produzione e vendita di generi di gelateria e pasticceria, che sarebbero obbligate alla chiusura anche nel caso in cui le stesse dovessero operare nella modalità di semplice asporto dei prodotti, e le attività commerciali di vendita al dettaglio, cui è consentita invece l’apertura e dove vengono ceduti per asporto gli stessi prodotti tramite banchi attrezzati.

Le gelaterie e pasticcerie, allo stato attuale, avrebbero la sola possibilità di fare consegne a domicilio, attività che, per l’impegno richiesto e gli oneri burocratici ed economici da affrontare, gli esercizi di piccole dimensioni, a gestione familiare e senza dipendenti, che sono la maggior parte nel nostro settore, hanno difficoltà a implementare.

La richiesta che avanziamo è quindi di poter rivedere quanto disposto dal Decreto sulle misure di contenimento della diffusione del Covid-19, in modo da rendere possibile alle gelaterie e pasticcerie il riavvio della produzione e vendita dei prodotti, esclusivamente secondo la modalità d’asporto, con le stesse misure di prevenzione, come già avviene oggi per altri esercizi di generi alimentari, quali, ad es. i negozi di vendita al dettaglio.

Riteniamo che sia necessario un intervento urgente in quanto è in questo periodo che si concentra soprattutto per il settore della gelateria, data la sua forte stagionalità, il fatturato annuale, per cui il prolungarsi della chiusura per questa attività impedirebbe il recupero dei danni che il settore sta subendo, con conseguente ingente perdita di posti di lavoro.

Si prevede infatti, nell’ipotesi in cui le gelaterie e pasticcerie possano riaprire con la modalità asporto il 1° maggio e con la modalità somministrazione il 1° giugno, che la riduzione del fatturato gelaterie in Italia nel 2020 sarebbe pari a un –40%, da 2,7 miliardi del 2019 a 1,6 miliardi nel 2020, con il rischio di chiusura nel 2020 di circa 3.500 gelaterie specializzate.

Contestualmente ciò potrebbe provocare una disoccupazione potenziale nel 2020, considerando le 10.000 gelaterie specializzate e i 29.000 bar e pasticcerie con gelato, per 90.000/100.000 risorse umane e una riduzione significativa degli acquisti di prodotti agroalimentari con un calo di 125 mila tonnellate di latte, di 35 mila tonnellate di zuccheri, di 12 mila tonnellate di frutta fresca e di 16 mila tonnellate di altre materie prime, con grave ripercussione sull’intero settore agroalimentare.

Certi pertanto del Suo interesse alla questione, confidiamo in un Suo autorevole intervento per consentire la ripresa della produzione del gelato artigianale, simbolo del  “made in Italy”, da sempre apprezzato dai consumatori.

Con i più cordiali saluti.

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