Il Presidente del Consiglio Conte firma il nuovo Dpcm. Coprifuoco alle 22 in tutta Italia e restrizioni maggiori nelle regioni rosse più colpite dalla pandemia

4 novembre 2020
Il Presidente del Consiglio Conte firma il nuovo Dpcm. Coprifuoco alle 22 in tutta Italia e restrizioni maggiori nelle regioni rosse più colpite dalla pandemia

Il nuovo Dpcm del governo Conte è stato firmato nella notte tra il 3 e il 4 novembre dopo un lungo confronto tra il governo e le regioni, preoccupate a difendere i propri interessi locali e a cercare un compromesso tra dati epidemiologici ed esigenze economiche.

Alla fine, come preannunciato, il decreto ha tenuto conto di queste diversità, suddividendo l’Italia in tre fasce di rischio - rossa, arancione e verde - sul modello già sperimentato in Inghilterra nelle settimane passate, peraltro in questo caso senza grande successo. Su tutto il territorio nazionale quindi vigerà un coprifuoco esteso dalle 22 alle 5 del mattino, che per quel che riguarda ristoranti, bar gelaterie e pasticcerie individua anche il termine ultimo per usufruire del servizio di asporto serale (mentre si protrae senza limiti di orario, in tutta Italia, la possibilità di effettuare consegne a domicilio). La complessa suddivisione in diverse zone di rischio – operata secondo 21 parametri indicati nel testo – determinerà le differenze più marcate per chi conduce ristoranti o attività di somministrazione in ciascuna regione.

 

Le fasce di rischio. I limiti per gelaterie, pasticcerie, bar e ristoranti in zone rosse e arancioni

In continuità con le restrizioni già imposte dal Dpcm del 25 ottobre, solo nelle regioni in fascia verde le attività di ristorazione (ma anche bar, pasticcerie, gelaterie) potranno continuare a stare aperte tra le 5 e le 18, festivi compresi. Tale possibilità viene invece esclusa sia in zona rossa che in zona arancione. Nelle regioni a più alto rischio (livello 4), infatti, nelle prossime settimane si vivrà una sorta di secondo lockdown: solo i negozi che vendono beni essenziali (alimentari, farmacie ed edicole) potranno restare aperti. Chiudono invece negozi al dettaglio, mercati e tutti gli esercizi di ristorazione e le gelaterie, che potranno fare asporto (fino alle 22) e consegne a domicilio. Ma anche per le regioni inserite in fascia arancione (livello 3) si preannunciano diverse restrizioni, non ultima la totale sospensione dei servizi di ristorazione, fatta eccezione per mense e catering. Anche in questo caso restano consentiti asporto e delivery. Mentre la validità del Dpcm – efficace da giovedì 5 novembre – è estesa fino al 3 dicembre, l’ingresso o l’uscita dalle zone di allerta rossa e arancione saranno valutati costantemente, su base settimanale, dal ministro Roberto Speranza, tenendo conto dei 21 parametri di cui sopra. Se una regione entra a far parte della zona rossa, dovrà restarci per minimo 14 giorni. Come per gli ultimi Dpcm, sarà comunque consigliato aspettare eventuali chiarimenti dalle istituzioni e dalle associazioni di categoria.

 

Regioni in fascia rossa e arancione

L’Italia della ristorazione e degli artigiani del settore alimentare sarà così suddivisa in due, perché sono numerose le regioni che al momento sembrano far parte delle zone rossa e arancione, sebbene l’elenco non sia ancora ufficiale. Partendo dal più alto livello di rischio, per ora sembra destinata a paralizzarsi buona parte del Nord, con Lombardia, Piemonte, Alto Adige e, forse, Valle d’Aosta inserite in zona rossa. Dovrebbe aggiungersi, al Sud, la Calabria, dove preoccupa il sistema ospedaliero, nonostante l’Rt sia più contenuto delle altre regioni nella stessa zona. C’è più incertezza invece per la zona arancione: quasi certa la presenza di Puglia e Liguria, alta probabilità per la Campania (che, stando ai dati della sola città di Napoli, ha rischiato di finire in zona rossa), in bilico le sorti di Veneto e Sicilia. Ma non si possono escludere sorprese e modifiche, dal momento che è prevista una continua revisione dei dati, di settimana in settimana. La certezza è che tutto ciò metterà ancor più in difficoltà il settore della ristorazione e gli artigiani gelatieri sull’intero territorio nazionale – già colpiti dalle limitazioni imposte da qualche giorno a questa parte. Per gli artigiani che operano nelle zone rosse e arancioni significherà ripiombare nell’incubo del lockdown, sperando di ottenere gli indennizzi annunciati, che tuttavia da più parti vengono considerati non sufficienti.  

Non resta che sperare nel bel tempo, che almeno al sud potrebbe aiutare i consumi di gelato, e nel delivery, che sempre più sta prendendo piede, anche se non ancora sufficiente a bilanciare l’importante perdita di giro d’affari collegata al consumo in strada.

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